Altavia della Valmalenco

Centodieci chilometri, quaranta ore di cammino, ottomila metri di dislivello (salita più discesa naturalmente), in pochi ci credevano e in pochi contavano su di noi dopo gli evidenti insuccessi avuti durante l’anno; eppure, ce l’abbiamo fatta!!

 

Primo Giorno

 

Ritrovo alle sei meno dieci in stazione a Monza: tutti quanti puntuali naturalmente e tutti a metà tra l’eccitazione e la paura. In molti ci hanno descritto questa alta via come assai impegnativa e quindi diciamo che l’umore è un po’ traballante..

Tra l’altro, questo primo giorno ci aspetta una tappa di sette ore che a suo tempo, il primo reparto (anche a causa pioggia) non era riuscito a completare.

In ogni caso, arrivati a Torre Santa Maria, dopo aver verificato che Cazzaniga (Zainiga per gli amici) era partito con due zaini e le scarpe da tennis (pazzo) e dopo aver seminato una piantagione di carote nel giardino attiguo alla fermata del pullman, siamo partiti!!

Otto ore di cammino, di cui le ultime due passate a chiedere ai montanari quanto mancava, – i quali tra l’altro hanno sempre risposto: “tranquilli, è l’ultima salita, vi manca una mezz’oretta” – e al rifugio Bosio, Bisio per gli amici, ci siamo arrivati!

Dopo aver appreso che è stato il rifugiante a creare l’universo e che quindi il permesso per bere va chiesto a lui, visto che gli scout “così maleducati, non lo chiedono mai”, piantiamo le tende e andiamo a letto non ancora tranquilli visto che domani ci aspetta il famigerato Ventina...

 

Secondo Giorno

 

Sveglia alle 6 e partenza alle 9.30.. c’è qualcosa da sistemare nelle modalità di smontaggio!!!

In ogni modo, alle 11 arriviamo all’Alpe Giumellino dove inizia una variante che porta direttamente al passo Ventina.

Lì il cartello segnava due ore… io ci sono arrivato alle sei di sera.. i conti fateli voi!!

Il passo è stato veramente una mazzata, sette ore passate ad inseguire infiniti simboli rossi e bianchi su per la montagna.. tra l’altro la cosa veramente ba****rda sta nel fatto che, quando si arriva in cima a ciò che stai maledicendo da cinque ore, ti accorgi di essere solo a 2500 e che ti aspettano altri 200 metri di salita!!!

Comunque una volta arrivati in cima, la sensazione è straordinaria, ce l’hai fatta e i 1100 di discesa ti sembrano ormai un’assurdità.. questo dura più o meno i primi venti minuti… 1100 metri di discesa sono veramente tanti, soprattutto dopo le nove ore di salita che ci siamo già fatti!

In conclusione, siamo arrivati al rifugio Ventina alle 21.30, DODICI ORE dopo la partenza; il passo ci ha distrutto nel fisico ma fortunatamente il morale è ancora alto, o, per chi non lo è, lo sarà dopo aver visto la bistecca cucinata amorevolmente, nonostante il colore (verde tendente al viola), dalla rifugiante e dopo la prima doccia calda!!!

 

Terzo Giorno

 

Partenza alle 10: siamo consapevoli di esserci lasciati alle spalle la tappa più difficile dell’alta via e siamo convinti che ormai non ci ferma più nessuno! Alle due del pomeriggio, dopo aver bruciato sul tempo un gruppo dell’Agesci che stava anch’esso cercando di fare l’alta via (chi cerca prova, ma non trova) ci troviamo sotto il lago Palù; quest’ultima salita, personalmente, mi ha un po’ spaccato, ma una volta vista l’acqua del lago e al pensiero che il giorno dopo ci sarebbe stato RIPOSO, la fatica se ne va e il naufragar m’è dolce in questo mare.. 

 

Quarto Giorno

 

 Sveglia presto obbligatoriamente perché Paolo torna a casa, poi però si ritorna a letto.. o meglio, io mi sono fatto allegramente un bagno nel lago approfittando dell’unico spiraglio di sole, anche per dare un po’ di sollievo ai miei poveri piedi ricoperti di babbole... Laura e Martino sono andati a Chiesa Valmalenco a fare la spesa, Mars e Dani hanno inaugurato la nostra presenza al rifugio Palù, che durante la giornata sarà assidua causa tempo avverso, e gli altri, effettivamente, hanno dormito fino alle due!

O meglio, fino all’arrivo dell’Elisa che da oggi si aggrega alla compagnia e che festeggia il compleanno e quindi, offre la torta!!! Un triste avvenimento però ci attende.. Alessandro Cazzaniga (Piediniga o Garzaniga per gli amici) si è fatto male al piede scendendo dal Ventina e naturalmente fino ad ora non aveva ancora detto nulla.. comunque il piede è veramente disastrato e non si sa se potrà continuare a camminare per questa settimana, quindi si affaccia di fronte al gruppo la triste possibilità, che Ale (Vesciniga, per gli amici) debba terminare anticipatamente il campo!!!

 

Quinto Giorno

 

Dopo l’affascinante veglia della sera precedente ispirata al libro “Anatomia dell’irrequietezza” di Chatwin - di cui noi abbiamo copiato l’uso di un moleskine (quando arriverete in compagnia capirete) - che tratta l’essere nomadi, quindi particolarmente indicato al tipo di campo estivo che stiamo facendo, la mattina ci si sveglia alle 8 tutti abbastanza assonnati..

Mars, Dani e l’Elisa ritornano a Chiesa e accompagnano Alessandro (Sbrandelliga per gli amici) al pronto soccorso per vedere se si può fare qualcosa al piede in modo tale che continui insieme a noi l’alta via.. Ale (Scendiniga per gli amici) non ritornerà mai più al lago Palù.. primo e ultimo “sconfitto”dalla salita!!!

All’una, dopo aver mangiato delle fantastiche scatolette di insalatissime Rio Mare con vaschetta e easy pill, partiamo: direzione rifugio Musella. 400 metri di salita e 400 di discesa, sarà il fatto che sono stato rinfrancato da alcune confessioni della sera precedente, sarà che ormai sono abituato a salire e a scendere come una seggiovia, sarà il caffé.. rigorosamente d’orzo, ma io di questa tappa non mi sono nemmeno accorto! Elisa, la sera a cena, confessa di essere un po’ piegata, ma la cosa è abbastanza comprensibile visto che si tratta della sua prima tappa!

Il rifugio Musella, ha una gestione veramente fantastica, andateci se potete perché il rifugiante è mitico e la crostata ai frutti di bosco della casa lo è ancora di più!!! La sera si va a letto presto, domani ci aspetta una tappa, a detta di tutti, veramente pesante, destinazione: rifugio Marinelli 2813 metri s.l.d.m.

 

Sesto Giorno

 

 Sveglia alle ore 5!!!! Avete capito bene, ci siamo svegliati alle 5, alla faccia di quelli che accusano i giovani di non aver voglia di fare!! La compa è operativa alle ore 6.30.. il miglioramento, favorito dal pernotto in rifugio, è netto rispetto al primo giorno, ormai siamo dei veri montanari!

La tappa Musella - Marinelli è divisa in due: nella prima parte si devono affrontare i sette sospiri che dal Musella portano al rifugio Carate. I sospiri non sono sette e comunque ti permettono di vedere e maledire il Carate molto prima dell’arrivo effettivo che comunque non è poi così lontano. Alle 9.30, infatti, stiamo già facendo tappa cioccolata al rifugio Carate (2636)… 600 metri di dislivello in tre ore.. CAVALLI!!!

Arrivati al Carate la tappa è praticamente conclusa, mancano 200 metri di dislivello ma la gran parte è fatta, quindi una volta passata la bocchetta delle Forbici si cammina spediti fino alla salita finale.

"per me si va ne la città dolente, per me si va ne l'etterno dolore, per me si va tra la perduta gente. Giustizia mosse il mio alto fattore: fecemi la divina podestate, la somma sapienza e 'l primo amore. Dinanzi a me non fuor cose create se non etterne, e io etterno duro. Lasciate ogne speranza, voi ch'intrate".

Dante il Marinelli non l’ha mai visto, ma l’iscrizione che il poeta ha voluto mettere sulla porta dell’Inferno sicuramente ci sta bene anche sotto il rifugio Marinelli. Questo infatti, termina su una rocca che è sorvolata perennemente da falchetti neri che da sotto sono abbastanza inquietanti.. tipica scena da Signore degli Anelli!!

Alle 11, cinema e letteratura a parte, siamo seduti sui gradini del Marinelli, circondati dal ghiaccio e dalle cime della testata Bernina!!

La gestione del rifugio è sicuramente meno ospitale di quella del Musella, si paga anche l’aria, ma la cosa è quasi comprensibile visto che a 3000 metri comincia ad essercene poca!

Cosa più o meno rilevante della giornata.. la sera ci abbandoniamo ad un misero piatto di pasta del rifugio perché siamo stufi di vedere buste liofilizzate che ormai hanno reso il nostro intestino come la sabbia di Sottomarina.. anche oggi si dorme abbastanza presto, anche perché c’è l’obbligo dl silenzio alle 24..

 

Settimo Giorno... Dio si riposò, ma l'Eclissi no!

 

La tappa del settimo giorno è stata un po’ improvvisata: della serie si comincia a camminare alle 8 e, finchè non si è stanchi e affamati, non ci si ferma.. Risultato: abbiamo unito il percorso di due tappe e con 200 metri di salita e 1000 di discesa siamo arrivati al rifugio Zoia.

La modalità dell’improvvisazione è stata causata anche dal signor Senili Mauro, responsabile dell’Istituto Geografico Militare della regione Lombardia che, non essendo a conoscenza del tragitto, ha evitato di rompere i los locos (scusate l’espressione) per tutto il tempo della camminata come invece a sempre fatto durante le tappe precedenti, ricordando ogni cinque minuti: altitudine, tragitto percorso e tragitto ancora da percorrere!!!

Soste obbligate: tappa cioccolata al rifugio Carate, con passaggio di elicottero e tappa rifugio Bignami dove ci siamo fatti fare una sorta di colazione al sacco e dove abbiamo incontrato un fantastico cagnolino, denominato in seguito Santiago Sergio Sante, che, grazie alle 2 gambe aggiuntive e alla assoluta mancanza di zaini e tende sulla schiena, è riuscito a seguirci fino al rifugio dove poi abbiamo passato la notte.

Personaggi caratteristici: oltre al cagnolino già citato, allo Zoia abbiamo incontrato un tizio che si è fatto 35 anni di guida alpina sulle Apuane.. un tipo stranissimo che vedeva pappagalli (da ospedale) in ogni cosa e che ha un certo punto ha detto la seguente frase ad un uccello: “Ehi, tu!! Lascia stare quella pigna!!”.. la montagna fa molto male!!!

La serata è trascorsa con una passeggiata romantica sulla diga, telefonata agli esploratori perché Laura doveva fare, in ritardo, gli auguri ai fratelli e infine per continuare con le citazioni dantesche, “salimmo sù, el primo e io secondo, tanto ch'i' vidi de le cose belle che porta 'l ciel, per un pertugio tondo. E quindi uscimmo a riveder le stelle.” Chi ha orecchie per intendere..

 

Ottavo Giorno

 

Riposo!!! Come la volta precedente anche ora il sonno è stato interrotto bruscamente e all’alba, perché l’Elisa si era sfortunatamente dimenticata di togliere la sveglia e quindi ha provveduto all’alzata generale, che però è durata un attimo.. giusto il tempo per maledirla e per riaddormentarsi..

Il risveglio vero e proprio è arrivato verso mezzogiorno.. tutti meritano un po’ di riposo!!

Avvenimenti fondamentali della giornata: alle ore 18.30 è stata fondata ufficialmente la squadra speciale d’assalto “Baschi Rossi d’Antigua”.. anche per questo, capirete quando arriverete in compagnia… e inoltre oggi c’è stata la prima vera mangiata degna di questo nome.. la cena è stata, infatti, a base di pizzoccheri valtellinesi e polenta con brasato e salsicce!!!

Durante il pomeriggio l’Elisa è stata riaggiornata riguardo alle ultime vicissitudini e zabetterie della sezione, cosa che le ha provocato un profondo disgusto.. nome in codice “b***** **s"

Il sonno ci è stato obbligato dai vicini di camera, che sostenevano che la mattina seguente si sarebbero dovuti alzare presto e che quindi avevano bisogno di dormire!!!

 

Nono Giorno

 

I tipi della camera di fianco stanno ancora dormendo, mentre noi siamo già pronti per partire!!!

Anche oggi si adotta il metodo della tappa a sorpresa onde evitare spiacevoli inconvenienti..

In due ore siamo al rifugio Cristina, che sembra un po’ la casa di Heidi.. cartoni animati a parte, ci avevano chiesto 30 euro a testa per dormire, e quindi ci fermiamo solo per fare un po’ di foto, sperando che non si debbano pagare anche quelle!!

Da qui comincia la discesa che dai 2287 metri del Cristina ci porta direttamente ai 1100 di Caspoggio… Direttamente è una parola grossa, per le prime due ore, infatti, non facciamo altro che scendere e salire, dopo, però, finalmente, si comincia a scendere e in altre due ore arriviamo a Caspoggio dove, si fa un primo giro di gelato offerto dalla cassa, un secondo giro personale.. e magari anche un terzo giro!!

Sono le due del pomeriggio e lo scopo della restante parte della giornata sta nel trovare un posto dove poter dormire questa notte..

Il gruppo spedizione dei Baschi d’Antigua parte alla ricerca.. Primo obbiettivo: parroco.

Una “gentilissima” perpetua ci dice che il prete sta dormendo e che al massimo dobbiamo passare più tardi, preannunciandoci comunque che il parroco non ha terreni dove poter piantare tre tende.. sì… e noi ci crediamo!!.. noi naturalmente aspettiamo la mezz’ora e ritorniamo in parrocchia sperando che il prete sia un po’ più ragionevole della perpetua ma questa ci ferma immediatamente ripetendoci la storia dei terreni.. il gruppo dei Baschi non fa prigionieri…

In ogni caso, qualunque persona a cui noi chiediamo se è a conoscenza di un posto per dormire, ci cita un certo Ezio che fa il fabbro e che, modello Asterix, piega il ferro con le braccia… dopo infinite ricerche troviamo l’Ezio.. 1 e 75 per 100 chili di muscoli.. questo ci dice che non c’è problema e ci mette a disposizione un prato e la sua protezione. Siamo diventati le seconde persone più importanti di Caspoggio, dopo l’Ezio naturalmente, a cui è intitolata la via principale del paese!!

In previsione per la serata c’è la seconda mangiata del campo, ma visto l’odore da noi emanato dubitiamo del fatto che ci facciano entrare in un posto con le sedie e i tavoli!!

Parte la seconda spedizione: i Baschi inviano la rastarover Elisa a sedurre il responsabile del centro sportivo in modo tale che ci faccia usare gli spogliatoi per le docce.. i Baschi non falliscono mai e alle 19 siamo tutti profumati, si fa per dire, e pronti per mangiare!!

La serata si conclude con una veglia a mio parere stupenda dove Mars e Dani ci annunciano che è il loro ultimo anno con la Compagnia, e che quindi dall’anno prossimo ci sarà un nuovo capo Compagnia..

Il momento è triste ma si recupera ricordando i momenti del campo e tirando le somme di un cammino ormai finito..

Si decide anche che da quest’anno a settembre ci sarà una cerimonia più o meno formale, ma sicuramente importante, che graverà almeno per questa volta su di me. Io, infatti, sono stato il custode del moleskine negli ultimi due anni e quindi si è deciso che spetta a me decidere chi lo terrà per i prossimi due o tre anni!!! Tutto comunque finisce al suono di Favole sotto un cielo stellato!!

 

Decimo Giorno

 

X Agosto: “San Lorenzo, io lo so perché tanto di stelle per l’aria tranquilla arde e cade, perché sì gran pianto nel concavo cielo sfavilla”, mi verrebbe da dire che lo so anch’ io il motivo del pianto del cielo.. questo si unisce a noi nel dispiacere per la fine del campo.

Poesia a parte, alle 10 e 10 abbiamo il pullman per Sondrio e poi da là il treno per Milano.. alle 13.30 siamo tutti in stazione a Monza ognuno ricomincia il proprio cammino, ognuno lascia la vecchia strada per una più o meno nuova. Il campo è finito!

 

“Che senso ha scalare una montagna?…Ciò che conta è sapere di aver compiuto qualcosa.

Bisogna essere convinti di poter resistere fino alla fine – sappiamo anche che non esistono sogni che non valgano la pensa di essere sognati.. Abbiamo sconfitto un nemico?

No, abbiamo vinto noi stessi. Abbiamo consegnato qualcosa di pienamente soddisfacente...

Lottare e capire – una cosa non è possibile senza l’altra; questa è la vita.."

 

“Portare via solo ricordi.

Lasciare nient’altro che orme”

Gian

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