Campo Invernale 2005-2006

 Hike Campo Invernale

È il 29 dicembre del 2005, i nostri eroi si accingono a iniziare l’hike più emozionante, affaticante, ma soprattutto congelante della loro vita. Zaini in spalla, già vestiti da polo nord, scendiamo in cucina a procurarci le vettovaglie, carichiamo circa sei chili di pane, cioccolato, salumi e poi, finalmente, partiamo.

Già dopo pochi metri si perde la strada, destra o sinistra?
Per fortuna un poliziotto municipale ci indirizza sulla giusta via.

Iniziamo a camminare, scric, scrac, la neve sotto i nostri piedi scricchiola implacabile, quand’ecco a pochi metri da noi tracce di pericolo: c’è una gamba di cervo scarnificata, ripulita proprio per bene, e pochi passi più in là, c’è l’altra. Nelle nostre menti iniziano a formarsi immagini di attacchi notturni da parte dei famosi lupi di Vezza d’Oglio, ma per fortuna ci sono Matte e Mars che ci difendono. Il nostro cammino continua abbastanza tranquillamente, con frequentissime pause per recuperare le retrovie, la neve non è alta, il sentiero è battuto, peccato dopo un’ora di cammino abbiamo percorso un tratto che secondo i cartelli avremmo dovuto percorrere in mezz’ora. Decidiamo quindi per un pausa a base di pane, cioccolato Milka e tè di Max.

Minni informa: “ce li ho io i pantaloni acetati” riferendosi chiaramente ai pantaloni impermeabili.

Ripreso il cammino fiduciosi (abbiamo già fatto 600 metri di dislivello, ce ne mancano solo 400), attraversiamo un paesaggio bellissimo, neve a destra, sinistra e tutt’intorno, il freddo inizia ad aumentare e ci obbliga a rimettere le giacche, la neve inizia a farsi sprofondevole e il cammino faticoso, iniziano a levarsi cori di sconforto e di “Mars, quando si mangia?” da ogni dove. Ormai sfiniti giungiamo ad una malga, dopo 2 ore e mezza abbiamo fatto solo 100 metri di dislivello e un montanaro fighetto con le racchette da neve non ci rassicura per niente dicendo che ci vorranno almeno altre 2 ore e mezza per arrivare alla nostra meta, il rifugio Occhi. Iniziamo già a pensare in che modo scassinare le porte della malga per passarci dentro la notte, quando arriva un altro montanaro un po’ meno fighetto che ci indica qual è la nostra meta: già la si può vedere! E ci dice che non ci vorranno più di quaranta minuti per arrivare su…ah, il relativismo. Noi per convenienza decidiamo di credere a quest’ultimo montanaro e dopo esserci rifocillati a pane e Milka e non più tè di Max, poiché è congelato, ci rimettiamo in cammino. Già da subito comprendiamo che non sarà affatto facile, si sprofonda fino a metà gamba e c’è gente che ormai non ce la fa più e avanza carponi, tipo survivor. Colo, per stare in tema con il campo estivo, ha la tenuta delle ruote della Minardi, un po’ come tutti del resto.

Alla Eleg si è congelata la faccia, per lei è ormai impossibile pronunciare la rrrrrrr.
Giulia è rossa come un peperone farcito ma non lo vuole ammettere.

Dopo un’ora e mezza- non aveva ragione né uno né l’altro montanaro…- giungiamo al fantomatico rifugio Occhi, 2080 metri sul livello del mare, in mezzo al nulla, ad un deserto di neve. Dopo varie rotolate nella neve e foto di rito ci impossessiamo del rifugio, spodestando i quattro brescio-cesanobosconesi che erano giunti prima di noi. Dopo avere scandalizzato i quattro mostrando le nostre nudità per cambiarci, ci avventiamo sui panini e l’affettato, sono ormai le 4 del pomeriggio e i morsi della fame si fanno sentire per molti. Dopo mangiato iniziamo a comprendere che fa VERAMENTE freddo, i posti intorno alla stufa vengono presto occupati. Eleg-Saru-Giulia decidono di tentare di dormire, spostandosi al secondo piano, dove la temperatura è ancora più bassa, dato che i geni di Vezza d’Oglio non hanno fatto passare per il piano di sopra il tubo della stufa. Strette strette, si cerca di scaldarsi, ma più che altro si ride per non piangere, tanto che uno dei quattro pazzi che abitano il nostro stesso rifugio, dopo aver salito le scale, per prendere non si sa cosa, una colta sceso, incontrando Colo:

Tipo pazzo: sopra succedono cose strane…
Colo: ma sono tutte donne!
Tipo pazzo: ah…

Dopo due orette, quando ormai i piedi sono un’illusione, ci riuniamo di nuovo tutti nell’intorno-stufa. Qualcuno vorrebbe mangiare, peccato che la nostra cena sia rimasta a casa, qualcuno vorrebbe bere, peccato che sia l’acqua, sia la “coca-cola” sia finita. Si decide di far sciogliere la neve e e farci servire da Sappa, il dio del tè, questo buonissimo tè-neve ricco di proprietà nutritive (e batteri). In questa baracca gelida stiamo impazzendo tutti, lottando contro le più spaventose paure dell’uomo, ormai le nostre possibilità di sopravvivenza sfumano sempre di più, possiamo decidere se:

-morire di freddo
-morire di fame
-morire di sete
-morire intossicati dalla neve

Matte propone di vivere di sola aria, come fanno a casa sua. In casa Radice hanno un compressore al centro del tavolo e chi ha fame si attacca e si sazia Sappa profetizza che stanotte ci colpirà una valanga e per sopravvivere ci nutriremo dei corpi dei quattro compagni non scout, fra cui quello del sosia di Mauro. Sappa, che è scheletrico e trasparente e ha bisogno di grasso, per noi è diventato Zampa, Salsa, Samba, Ciazzino, Ciaz, Frociazza, Ciazza, Ciazze, Ciapaz, Sappaniga, Sappalo, Salsino, Salsedine, Sappella, Raspa, Zanza, Zamba, Sappelef, Sappene. Fuori ci sono delle stelle bellissime, ma per non prendere freddo per niente, si fa il due in uno, si guardano solo mentre di fa la pipì.
La Elef ha paura del buio e non vuole pisciare fuori da sola.
Le donne decidono di istituire un vasino di compagnia per fare i bisognini al calduccio.
Lore intanto diventa chimico, per l’occasione:
Lore:ho letto su Vanity Fair che ci sono più germi sulle maniglie che sui cessi
Minni ci trapana con le sue esclusive fotos, 200 in tre giorni.
Comincia il tormentone: qual è il tue nome da guerre stellari?

E ora una poesia
Fuori ci sono almeno -12° (alle 9 di sera)
I muri (dentro) sono ghiacciati
I jeans di Tino sono ghiacciati (ma dopo essere stati nel forno, non preoccupatevi, si sono scongelati)
I letti sopra sono ghiacciati
E sono ghiacciati i nostri culi e i nostri piedi.
Cacchio.

Minni per l’occasione indossa:
-mutande
-due maglie a maniche corte nere
-2 micropile (uno blu e uno rosso)
-1 pile blu
-maglione scout
3 paia di calze
-pantaloni del pigiama
-pantaloni verdi
-pantaloni della divisa.
C’è chi indossa anche guanti, sciarpa, cappello, pantaloni da neve e chi più ne ha più ne metta.
Ci si posiziona in quattro ogni due letti, che il calore umano è importante, infilati dentro il sacco a pelo, sotto le coperte, si richiama a sé tutto il caldo disponibile. Buonanotte!

…durante la notte l’occhio della Elef ha un incontro molto ravvicinato con la trave del soffitto…
Elef:che botta
Mars: lo so, baby!

La mattina, dopo aver più o meno dormito, ci alziamo e facciamo colazione con…indovinate un po’?ma sì, pane e cioccolato! Poi iniziano le grandi pulizie, devastanti al freddo e al gelo, ormai stiamo impazzendo tutti e non vediamo l’ora di andarcene… Fuori c’è un paesaggio splendido, con il sole che compare in lontananza.

Il paesaggio è splendido, basta non guardare sotto i nostri piedi: abbiamo attorniato il rifugio di neve gialla….che regalo carino eh? Alle nove e mezza si parte, siamo veloci come gazzelle un po’ perché siamo in discesa, un po’ perché la neve è ghiacciata e si sprofonda meno. Presto riapre la sederovia, tutti giù col culo a scivolare come bambini, Sara rischia di uscire di pista, ma giungiamo all’acqua calda,posto dal nome molto eufemistico, senza ingenti danni. Finalmente dopo ore e ore che non beviamo ACQUA possiamo dissetarci, Sappa lecca provocantemente un pezzo di ghiaccio. Dopo poco più di due ore dalla partenza, giungiamo finalmente a scongelarci alla casa, accolti trionfalmente.

E qui concludo, con una citazione dal Molly
“Post-Hike:Tutti affaticati e stanchi, ma contenti, il freddo tempra e fa bene allo spirito!
E direi…ASABOOM!”
Eleg